Un problema culturale

09.02.2023

Di fronte al grande momento di finzione della prima serata del Festival di Sanremo in cui Blanco, mentre cantava, non sentiva la propria voce in cuffia e ha distrutto i fiori dietro di sé, vien da pensare a cosa sia stato,  nella storia di questo festival, un vero gesto di ribellione e protesta su quel palco. Ma andiamo con ordine, l'altro ieri lo sfogo del co-vincitore della passata edizione del Festival si era concentrato su quei fiori che davano anche il nome al brano che ha portato all'Ariston, e secondo le dichiarazioni di Amadeus era programmato che dovesse utilizzare quei fiori per rotolarci sopra, o distruggerli (anche se non nella maniera a cui si è assistito); ciò che nelle prime ore era stato etichettato come vandalismo o atto "anarchico" adesso è visto come parte di un piano per fare scena sul palco. Ci si potrebbe chiedere allora perché i tecnici non abbiano fermato subito la musica quando Blanco lo chiedeva, e non è questa la sede in cui ci è possibile rispondere.

Si sa molto bene che non è la prima volta che un cantante si comporta in modo (davvero) criticabile su quel palco.
Il pensiero va ai Queen, che nel 1984 contravvennero all'indicazione di esibirsi in playback mostrando l'ipocrisia dei conduttori e del festival; tant'è vero che, quando Freddie Mercury morì, i telegiornali Rai ne parlarono in modo irrispettoso e superficiale. Ancora nel 2001 Eminem che andò contro la censura e le raccomandazioni della Carrà, e cantò due spezzoni di suoi brani molto espliciti. Chiuse con "The Real Slim Shady" e un dito medio verso la telecamera, disorientando il pubblico e attirando le ire della Procura della Repubblica di Sanremo. Da ricordare i Placebo che furono fischiati e il loro frontman distrusse la chitarra contro gli amplificatori. Molto spesso i gesti, apparentemente folli, di questi artisti non vengono compresi dal pubblico o, peggio ancora, completamente rigettati. Ciò può essere "sintomo" di un'incapacità di accettare l'esistenza all'interno dell'individuo di due "anime": quella apollinea (razionale) e quella dionisiaca (irrazionale).
Maggiore attenzione sull'aspetto più caotico che ci pervade viene posta tra il XIX e il XX secolo da, primo fra tutti, Nietzsche, padre dei termini "apollineo" e "dionisiaco".
Nietzsche ha il merito di aver sottolineato, coerentemente con la propria filosofia, come anche gli antichi greci (ricordati e pensati sempre come dei grandi ragionatori e spiriti razionali) fossero pieni di superstizione.


Il filosofo tedesco spiega come lo spirito apollineo, che nega il caos, sia sempre esistito nella realtà e si illuda di poter controllare tutte le dinamiche del mondo, e come lo spirito dionisiaco abbia la natura di un flusso di vita che scorre incurante delle regole.
L'uno impone una struttura entro la quale vivere senza eccedere, l'altro è lo stato di totale abbandono in cui si ascolta solo se stessi in mezzo a un vasto oceano dove non si scorge alcuna terra.
Tutti i gesti degli artisti precedentemente descritti sono caratterizzati da irrazionalità dionisiaca, noncuranti delle regole imposte, provocatori ma necessari e in contrasto con il festival di Sanremo, ascrivibile a qualcosa di apollineo e moralista.
L'atto di "sfregio" per cui ricordiamo i più svariati artisti è indispensabile affinché il pubblico comprenda e ragioni su una parte di sé che spesso tende ad ignorare. Ciò non significa che l'uomo non debba controllare i propri istinti, ma che per essere "se stesso" abbia bisogno di sfogarsi in qualche modo, esprimendo la propria parte più nascosta: a questo scopo, lo strumento migliore risulta essere proprio l'arte, la cui migliore incarnazione è lo spirito dionisiaco. E come lo spirito apollineo prese il sopravvento durante tutta la storia della tragedia attica, così atti di espressione libera e non politicamente corretta, come quelli sopracitati, vengono soppiantati dal perbenismo opprimente. 


Di Giuseppe Tangredi e Gianluca Affinito.

Revisione di Francesco De Nigris.

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